La medicina cosiddetta "Alternativa"
o "Altra" o più comunemente "Non convenzionale"
riveste sempre più grande rilevanza; i fruitori sono in aumento esponenziale e alcuni
ambulatori presso strutture pubbliche sono già funzionanti. Nonostante ciò stentano a
cadere molti luoghi comuni; si parla genericamente di "Rimedi Omeopatici"
e\o "Fitoterapici" come omologhi, si usano gli stessi , a volte, con
estrema leggerezza e con "Autoprescrizione", il "Tanto non fa
male" non è vero, così come non è vera lassoluta assenza di
controindicazioni.
Sono, pertanto, da evitare le assunzioni smodate di tali prodotti- omeopatici,
omotossicologici, fitoterapici- solo perché si è letto su un settimanale divulgativo che
fa bene per questo o quel problema e tantomeno perché ce lo ha consigliato la cugina
della cognata della zia a cui ha fatto benissimo. Ognuno di noi ha reazioni diverse al
contatto con le medesime sostanze, sebbene il principio attivo abbia delle specifiche
indicazioni. In assenza del medico, può venire incontro il farmacista con gli opportuni
ed appropriati consigli.
Una buona igiene alimentare e personale, associate ad una moderata attività fisica
sono ovviamente raccomandate ma non sempre riescono a tutelarci dallinsorgenza di
talune malattie. In tali casi ci si può rivolgere a medici che usano rimedi "non
convenzionali" come la fitoterapia, la più antica forse, ossia la cura con le
piante.
Gli Egizi- 1500 a.C.-, per esempio, usavano le piante, parti di esse o in toto, per
curare quasi tutte le malattie conosciute allepoca, basandosi sia
sullosservazione diretta del paziente che sulla teoria secondo cui il tipo e
laspetto della pianta fornisce, da sé, indicazioni relative al tipo di disturbo che
cura. Ad esempio la mandragora, famosa durante il medioevo, veniva usata per curare
disturbi sessuali ( la sua radica ha forma antropomorfa), oppure lerba di S.
Giovanni, anche detta iperico, usata per le ferite da taglio (il suo succo rosso è
simile al sangue).
Desidero far notare che alcune sostanze, tra le più velenose, sono di
origine vegetale come la stricnina, la digitale, la cicuta, etc.
Chi si sente in grado o ha il coraggio di "autoprescriversele"? Ovviamente,
non tutte le piante hanno effetti così devastanti ma, nonostante luso comune,
possono anchesse avere effetti indesiderati.
Tra le più note ci sono la camomilla, la valeriana, il ginkgo, la centella,
laglio, etc. I loro principi attivi sono ormai titolati e dosati, per cui
possono essere usati con estrema sicurezza. Liperico è un efficace
antidepressivo ma, per il dosaggio, occorre consultare un medico, così come occorre una
prescrizione specifica per assumere lechinacea, pianta ottima per
stimolare le difese immunitarie dellorganismo; anche il ginkgo è
ottimo soprattutto per migliorare la microcircolazione cerebrale, ma chi è in grado,
oltre al medico ed in previsione di quali sintomi, di dire che la microcircolazione non
funziona? Tutto ciò sta a significare che per effettuare unottima cura occorre
anzitutto una buona diagnosi e soprattutto la conoscenza approfondita delleffetto
sullorganismo di ogni singola pianta o parte di essa. Molti medici
"convenzionali o allopatici" si ostinano a definire inefficaci i fitoterapici,
forse dimenticano che molti farmaci sintetizzati in laboratorio si ricavano dalle piante.
La differenza fondamentale tra medico allopata e medico non convenzionale
sta nel fatto che il secondo non ha come scopo ultimo la cura del disturbo in sé, ma
cerca di ristabilire un equilibrio nellorganismo, la cosiddetta omeostasi, e di
stimolare il meccanismo di autoguarigione del corpo. Il vero grande handicap dei prodotti
erboristici risiede nel fatto che molto spesso vengono usati da mani inesperte e che le
loro componenti, così come i loro effetti sono difficilmente standardizzabili.
Un passo avanti in tal senso è stato fatto con il rimedio omeopatico.
"Il simile cura il simile" sosteneva Ippocrate e due secoli fa Samuel
Hahnemann, medico tedesco, ha seguito nonché modificato tale principio usando, sì, il
simile ma diluito (a concentrazioni bassissime) e dinamizzato (caricato di energia
mediante sucussione). Del resto chi non ricorda Mitridate, re del Ponto, che usando delle
piccolissime dosi di veleni era divenuto resistente a tutti quelli conosciuti? I rimedi
omeopatici non sono, però, di derivazione esclusivamente vegetale, ma possono anche
essere di origine vegetale e minerale. Ad esempio dalla macerazione dellape intera
si ottiene il rimedio omeopatico "Apis" (usato nelle scottature e nelle punture
di insetto), mentre raschiando linterno dellostrica si ottiene la
"Calcarea carbonica" (usata per dolori articolari ed ossei o per la crescita dei
denti e delle ossa).
I rimedi omeopatici sono a basse, medie, alte diluizioni; le prime vengono usate per
ridurre sintomi chiave di una malattia, ad esempio la febbre; le seconde e le ultime
vengono usate nelle malattie croniche e sistemiche poiché si deve agire anche sul terreno
predisponente o "Costituzione" dellindividuo. Alla medicina omeopatica
vengono mosse varie accuse, tra cui ""di azione lenta" o "ad alte
diluizioni non cè principio attivo, per cui è acqua fresca".
Bene, per quel che riguarda lazione lenta, basta prendere il rimedio giusto
nellopportuna diluizione, per rendersi conto che non è affatto vero.
Chi tra i fruitori dei prodotti omeopatici ha provato "belladonna 5ch"-
con somministrazioni ravvicinate- durante uno stato febbrile senza avere esiti favorevoli?
Per quanto riguarda lassenza di sostanza chimica alle alte diluizioni, si può
obiettare che, siccome tali prodotti continuano a funzionare sullindividuo, forse i
marchingegni deputati a rilevare tali sostanze non sono abbastanza sofisticati oppure che
il principio in base al quale il prodotto funziona, non è semplicemente biochimico bensì
elettromagnetico
ma, forse, questa non è la sede per affrontare argomenti
così ostici. Del resto, il calabrone, per le leggi dellaerodinamica, non potrebbe
volare ma lo fa tranquillamente, visto che è un insetto e non ha mai studiato fisica a
scuola; allo stesso modo il medico sa che la medicina è larte di sanare, per cui
contano solo i risultati.
Per queste ragioni, lasciamo lo studio delle leggi e dei perché agli scienziati.