konogea

N.3

VINO… MEDICINALE

 

 

Se una mela al giorno toglie il medico di torno, un bicchiere di buon vino può ottenere lo stesso effetto, ma con un pizzico di buonumore in più. Prima di entrare in merito alle qualità ed agli effetti del frutto e del suo succo, fermentato e non, ricordiamo che la vite- vitis vinifera- è una pianta molto antica, che nel corso dei millenni ha subìto molte attenzioni da noi uomini, per i suoi gustosi acini.

Il vino- si veda la Bibbia- ha sempre avuto un posto rilevante nella vita di noi umani.

Usato per disinfettare e lavare le ferite, favorire la cicatrizzazione unito ad erbe e miele (ricordate il buon Samaritano di evangelica memoria?), come stimolante prima delle battaglie- anche amorose…-; diluito con varie coppe di acqua, secondo l’usanza degli antichi Greci e Romani- giacchè il vino era denso, sciropposo, forte- era servito in tutti i banchetti importanti. I nomi dei vini pregiati ci sono stati tramandati dai poeti latini (il Falerio, i vini siciliani e del salento). Nella Bibbia viene menzionato il primo "viticultore e vinaiolo" Noè, che fu anche il primo essere umano a prendere una sbronza…

Ulisse lo usò, in dosi generose, per sfuggire con i suoi compagni dal Ciclope ubriaco.

Il brindisi è sempre stato un atto conviviale, di benvenuto, di augurio, di commiato- momentaneo o definitivo-.

Attorno al vino sono fiorite leggende e storie di varia umanità; un aneddoto, tra i tanti, noto a chi vive nel centro Italia, riguarda un vino umbro- est est est- ed un vescovo tedesco, cui piacque tanto, da voler essere sepolto in quella zona ed ancora oggi, nella ricorrenza della morte, un calice di vino viene versato sulla sua tomba.

La vite, nei millenni, anche per l’abilità degli uomini, ha attecchito quasi in tutto il mondo; più recentemente nelle Americhe ed in Australia, che si sono subito messi in gara per produrre vini ottimi; la California con Sonoma Valley e l’Australia con lo Shirah. La storia del vino e la sua evoluzione hanno avuto maggiore impulso in Europa prima e nel Nuovo e Nuovissimo continente poi; in Asia, infatti, non è molto gradito al palato, essendo da secoli abituati al the. Facendo un po’ di storia della medicina, si può evidenziare che mentre gli orientali, nei secoli scorsi, per potabilizzare l’acqua, la bollivano e di qui l’uso dell’infuso con le foglie di the- vegetale dalle molteplici proprietà- noi occidentali allungavamo e, senza saperlo, sterilizzavamo l’acqua aggiungendovi il vino; ancora sino a tempi non molto lontani, i bambini alla nascita si lavavano con il vino e, prima dell’uso del latte di vacca, la colazione del mattino era la zuppa di pane e vino; né possiamo dimenticare tutto il simbolismo che il vino ha nella religione cristiana e su cui non è la sede adatta per indugiare.

La scarsa propensione degli orientali, ancora oggi, verso il vino sembra sia dovuto ad una scarsa e lenta scissione dell’alcol da parte del loro organismo; qui si può anche ricordare il divieto di vendere alcol agli indiani (chi non ha letto Tex Willer?) che, se non vado errato, non è ancora stato revocato in tutti gli Usa; i Pellerossa sono di origine asiatica e ciò spiegherebbe gli effetti che l’alcol provoca su di essi.

Se ai nostri trisnonni era sufficiente pigiare l’uva per avere una bevanda chiamata vino, noi abbiamo perfezionato e selezionato le viti, le vigne, e la tecnica per fare il vino… beninteso, con l’uva.

Se un vino rosso è rosso naturale, aggiungendovi dell’acqua diventa più chiaro, se è colorato o rinforzato con enocianina- sostanza estratta dalle bucce di uva nera- il vino diventa violaceo.

Negli ultimi anni si è molto rivalutato il valore nutritivo, preventivo e curativo del vino, soprattutto il rosso. Si è visto infatti, che i nostri cugini d’oltralpe, nonostante abbiano una cucina ricca di grassi animali, salse, bechamel, panna non hanno le stesse percentuali di accidenti cardiovascolari di noi Italiani, da qui il nome di "paradosso francese". Questo succede perché loro amano soprattutto i vini rossi. Il vino rosso ha un’azione antiaggregante piastrinica, antiossidante, abbassa il livello delle ldl; sembra inibisca anche la carcinogenesi.

L’alcol ha anche una benefica azione vasodilatatrice sulle piccole arterie: ricordo il cognac medicinale di vecchia memoria e l’uso anglosassone del bicchiere di brandy quotidiano come prevenzione e terapia nelle patologie circolatorie. Per tali motivi è inutile e dannoso consumare alcol in montagna d’inverno per scaldarsi: si ottiene l’effetto inverso.

L’azione antiossidante del vino rosso è dovuto ad alcune sostanze che sono state titolate nella sua composizione: Resveratrolo, Antocianine, Procianidine. Una molecola di queste sostanze può inattivare diversi radicali ossidati. Queste sostanze utili all’organismo per varie patologie- sono ancora in corso studi sui loro effetti curativi- possiamo assumerle giornalmente con un buon bicchiere di vino rosso- o due- ; poiché un organismo in buone condizioni non può metabolizzare e neutralizzare grandi quantità di alcol nelle ventiquattro ore, chi necessita di eliminare grandi quantità di ossidanti o radicali liberi- fumatori, persone con alto LDL, sportivi, persone con problemi venosi, complicanze del diabete, persone sopra i 50\60 anni- può ricorrere al succo d’uva concentrato fresco o, meglio, alle capsule contenenti estratto di bucce e semi di uva, assumendoli a cicli periodici come prevenzione o ciclo continuo come terapia di sostegno.

Se il vino può essere considerato un medicamento, non si dimentichi mai che i medicinali vanno assunti in dose minima e sotto controllo…